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Fisica, machine learning e archeologia. CREF e PhD in Heritage Science di Sapienza indagano l’iconoclastia tardoantica sui marmi di Roma e Ostia

Roma 17 marzo 2026. Un nuovo progetto in collaborazione con il Dottorato in Heritage Science della Sapienza applica metodologie scientifiche avanzate per ricostruire le dinamiche di distruzione del patrimonio scultoreo antico.

Il Centro Ricerche Enrico Fermi (CREF)  ospiterà  per i prossimi sei mesi la ricercatrice Emanuela Bruno, iscritta al Dottorato di interesse Nazionale in Heritage Science presso il Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università Sapienza di Roma. Il progetto, che si sviluppa attraverso una convenzione di ricerca con il Laboratorio di Fisica per i Beni Culturali del CREF coordinato dalla Dott.ssa Giulia Festa, mira a decifrare le tracce di iconoclastia risalenti all’età tardoantica (IV–VI secolo d.C.) presenti sulle statue marmoree di Roma e Ostia.

Tra il IV e il VI secolo d.C., in un’epoca segnata da profondi e radicali mutamenti religiosi e culturali, innumerevoli sculture classiche subirono danneggiamenti intenzionali. Oggi, quelle che in passato potevano sembrare semplici “mutilazioni”, rappresentano per gli studiosi testimonianze materiali preziosissime per comprendere i processi di trasformazione della società tardoantica. L’obiettivo della ricerca è proprio quello di mappare e interpretare questi gesti distruttivi.

Le indagini sono condotte su un ampio corpus di sculture conservate presso il Museo Nazionale Romano, nelle sedi di Palazzo Altemps, Palazzo Massimo e Terme di Diocleziano, oltre che presso il Parco Archeologico di Ostia Antica. L’obiettivo è documentare e analizzare sistematicamente le tracce di frattura e i segni di colpo presenti sulle superfici marmoree.

La ricerca integra diverse tecniche di documentazione e analisi. Tra queste rientrano la macrofotografia, la microfotografia a luce radente, le osservazioni petrografiche per l’identificazione del tipo di marmo tramite microscopio ottico digitale, e rilievi tridimensionali mediante fotogrammetria.
Queste metodologie consentono di registrare con grande precisione le caratteristiche morfologiche delle fratture e dei segni di impatto, fornendo un dataset dettagliato delle alterazioni intenzionali presenti sulle statue.

Una volta completata la fase di raccolta dati, le informazioni verranno elaborate attraverso machine learning volte a ottenere risultati quantitativi. Questo approccio permetterà di individuare pattern distruttivi ricorrenti, contribuendo allo studio comparativo delle modalità di danneggiamento delle statue a seguito di comportamenti iconoclasti.

Il progetto prevede inoltre un workshop di archeologia sperimentale, durante il quale verrà osservata la risposta del materiale marmoreo a differenti tipologie di colpi, sulla base delle tracce riconosciute sulle sculture antiche. L’obiettivo è confrontare i dati sperimentali con le evidenze archeologiche, per comprendere meglio le dinamiche dei gesti iconoclasti e le
tecniche impiegate.

Attraverso l’integrazione tra archeologia e metodi quantitativi, la collaborazione mira a sviluppare una nuova metodologia interpretativa per lo studio delle trasformazioni culturali dell’antichità e per una più approfondita comprensione delle tracce materiali lasciate dai fenomeni iconoclasti nel patrimonio scultoreo antico.

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