Ieri, sul Sole 24 Ore, è stato pubblicato un articolo di Luciano Pietronero. Il Presidente del Centro Ricerche Enrico Fermi riflette sull’importanza che l’Intelligenza Artificiale può rivestire nella definizione dei progetti del Recovery Fund. All’interno di un sistema complesso è difficile fare previsioni e non si può pensare di studiarlo seguendo un approccio deterministico. L’Intelligenza Artificiale può aiutare, in questo senso, a valutare tutte le interconnessioni tra i vari settori, mettere in risalto i loro punti di forza e di debolezza.

Ecco di seguito il testo dell’articolo.

Intelligenza Artificiale per i progetti del Recovery Fund

I progetti del Recovery Fund costituiscono una opportunità unica per cercare di aumentare la competitività strategica di lungo periodo dell’Italia tenendo conto anche di elementi come la sostenibilità, la green economy, le disuguaglianze e, in generale, il benessere dei cittadini.

Ma queste buone intenzioni non ci dicono però cosa fare esattamente, quanto un certo programma sia realistico o difficile e quali saranno concretamente i benefici ottenuti nei vari ambiti. Il passaggio da una visione qualitativa ad una quantitiativa e concreta implica di dover considerare dei dati, degli algoritmi, delle previsioni e un approccio per quanto possibile scientifico a questi problemi. Questa problematica ci porta in modo naturale in un contesto di Big Data, Network Complessi, Algoritmi e in generale nell’area che viene usualmente definita come Intelligenza Artificiale (AI).

Tutta la potenza di AI è di analizzare molti dati con opportuni algoritmi. I dati non parlano da soli e se uno mettesse una enorme quantità di dati informi nel miglior algoritmo di AI si otterrebbe solo una grande confusione. La selezione e l’utilizzo strategico dei dati disponibili rappresentano quindi un problema importante quanto gli algoritmi e vanno considerati come parte integrante del processo di test ed ottimizzazione. Questi metodi vanno analizzati facendo degli studi sul passato. In questo modo possiamo capire se il nostro algoritmo ci porta davvero verso gli obiettivi desiderati. Se così non fosse però possiamo imparare dagli errori e modificare e ottimizzare l’algortimo. In questo modo si possono esaminare realisticamente vari scenari di sviluppo di tipo “what if”. Il tutto in termini di probabilità e di analisi dei margini di errore perché lo sviluppo di un sistema così complesso non potrà mai essere deterministico. Quindi dobbiamo abbandonare le certezze di alcuni economisti e accettare le incertezze della scienza controllandole e analizzandole con un monitoraggio continuo.

Questa è la strada che abbiamo percorso negli ultimi anni per sviluppare il metodo della Fitness Economica che, tra l’altro, permette di valutare e prevedere lo sviluppo economico dei paesi e fare previsioni migliori dei metodi standard. Negli ultimi anni la Fitness Economica è stata adottata ufficialmente dalla World Bank di Washington e dalla Commissione EU (JRC). La Fitness è molto diversa dal famoso PIL perché mira a descrivere la capacità intrinseca di produrre prodotti e servizi, cioè è nella linea del capitale umano (capacità) più che dello sfruttamento delle risorse naturali. In questo senso rappresenta anche un valore ambientale ed ecologico. Recentemente, insieme con il CNEL e l’ISTAT abbiamo fatto uno studio abbastanza dettagliato dell’Italia anche a livello di Regioni e Province.  Emergono opportunità e rischi non del tutto evidenti all’analisi tradizionale.

Ad esempio, esaminando il settore ICT e Digitalizzazione si osserva che al momento la competitività dell’Italia è abbastanza bassa, però l’Intelligenza Artificiale (Machine Learning) ci permette di dire che è piuttosto probabile che entro cinque anni l’Italia possa arrivare nella Top Ten. Chiaramente non è ovvio ma è un obiettivo realistico e possibile. Poi possiamo andare anche più in dettaglio e identificare le traiettorie specifiche di questo sviluppo anche a livello dei singoli prodotti.

Ad esempio, questa analisi ci dice che l’Italia ha una buona probabilità nel campo di “reflectors and radar” (p = 0.77) ma anche in “radio navigational aid” (p = 0.63) e “radio remote control” (p = 0.40). Al contrario ha ben poche opportunità in cose tipo smartphone (p = 0.04) e le macchine legate alla trasmissione audio-video (p = 0.01). In questo modo si può andare ad un livello di dettaglio anche molto fine e considerare circa 5000 prodotti o settori industriali diversi. Altri settori ad alta potenzialità (finora inespressa) di sviluppo per l’Italia sono l’ottica di precisione e il Biotech in cui si potrebbe fere lo stesso tipo di analisi dettagliata.

Una volta acquisita la competitività strategica in questi e altri campi si avranno anche le risorse per implementare gli indicatori del Benessere che ovviamente sono benvenuti ma, da soli, non ci dicono molto sulla nostra competitività e sul modo di acquisire le necessarie risorse. Sostenibilità e ambiente ma anche le disuguaglianze sono elementi strategici che possono essere certamente considerati nelle scelte delle possibili traiettorie di evoluzione. La politica deve decidere in che misura farlo. Ma anche in questo caso considerare la sostenibilità senza la competitività potrebbe portare a risultati deludenti e molto diversi da quelli attesi.

Tutti gli elementi del sistema socio-economico sono connessi e solo un approccio Complesso come ad esempio quello della Fitness Economica può cercare tenere conto di tutte le interrelazioni tra i vari elementi ed evitare grandi delusioni anche se motivate dalle migliori intenzioni. Un approccio settoriale è del tutto inadeguato alle complesse implicazioni di competitività, ambiente, sostenibilità, diseguaglianze, perdita e rinnovo dei posti di lavoro etc. Questa strategia e la relativa metodologia permettono di definire una strategia per i progetti del Recovery Fund come base di informazione consapevole e quanto più oggettiva possibile per le decisioni politiche.

Riteniamo che questo approccio di ausilio scientifico alle decisioni politiche rappresenti un valore che va ben oltre il Recovery Fund e può essere implementato come base strategica permanente per lo sviluppo di un paese. In questa ottica stiamo organizzando il Centro Ricerche Enrico Fermi come un Hub internazionale per queste nuove metodologie che, oltre ad avere uno specifico valore scientifico, forniscono indicazioni concrete e realistiche.

Articolo comparso sul Sole 24 Ore 08/11/2020.