Chi è Pietro Blaserna, l’ideatore e il primo direttore dell’Istituto di Fisica in Via Panisperna a Roma?

 

Poco dopo l’Unità d’Italia obbiettivo del nuovo governo era quello di riorganizzare l’Università e gli istituti di ricerca affinché potessero essere competitivi rispetto a quelli degli stati europei più all’avanguardia. Era arrivato il momento per il neonato Stato italiano di ammodernarsi e di guardare al futuro, puntando sull’istruzione e la ricerca. Proprio in quegli anni stavano nascendo importanti laboratori sperimentali nelle più grandi capitali europee e diventava sempre più evidente il legame che legava ricerca e sviluppo industriale.

In questo contesto nacque l’iniziativa dello Stato italiano di creare una struttura universitaria più forte e di dotarla di laboratori che le permettessero di condurre ricerche scientifiche concorrenziali rispetto ai competitors europei. Il cambiamento dettato dal governo fu repentino: vennero chiamati illustri studiosi italiani di caratura internazionale per presiedere alcuni ruoli chiave nello sviluppo della ricerca nazionale.

Da Stanislao Cannizzaro a Quintino Sella, sino a Pietro Blaserna: il governo del neonato Stato italiano aveva deciso di affidarsi a loro per la rinascita della vita accademica italiana. In particolare, Blaserna fu scelto per guidare il nascente Istituto di Fisica dell’Università di Roma e per sostituire il professor Paolo Valpolicelli, percepito ormai come un uomo del “vecchio regime”.

Blaserna, goriziano di origine, si era formato all’estero, tra Vienna e Parigi; nel 1862 rientrò in Italia, insegnando prima a Firenze poi a Palermo, ove diresse il nuovo gabinetto di Fisica e ricoprì la cattedra di Fisica sperimentale. Fu nel 1872 che arrivò la chiamata del Ministro della Pubblica Istruzione, Antonio Sciajola, per l’insegnamento di Fisica sperimentale presso l’ateneo romano, ma soprattutto per ricoprire il ruolo di direttore del futuro Istituto di fisica, che rappresenterà per decenni un luogo straordinario di ricerca per la fisica italiana

Da quel momento in poi, tutta la sua carriera fu dedicata alla costruzione e allo sviluppo dell’Istituto medesimo: in prima persona contribuì alla scelta di collocare il nascente laboratorio nei pressi del colle del Viminale, in Via Panisperna; inoltre presiedette personalmente alla progettazione dello stesso edificio. Nel 1881 l’Istituto fu finalmente operativo, con Blaserna direttore.

Non solo scienziato e leader della politica della ricerca, Blaserna ricoprì importanti ruoli istituzionali: Senatore del Regno d’Italia dal 1890 e vicepresidente del Senato dal 1906 fino alla morte, nel 1904 venne eletto Presidente della Regia Accademia dei Lincei.

Una personalità unica, un vero e proprio “fisico galantuomo”, amato e rispettato da colleghi ed allievi, sia italiani che stranieri; inserito nei circoli mondani e aristocratici della capitale; con una grande passione: la scienza.

Morì scapolo nel 1918; i suoi due cani San Bernardo – dono della Regina Margherita – vennero affidati all’Istituto di Fisica di Via Panisperna: una vera e propria “casa della fisica”, che fu capace, nel tempo, di produrre due generazioni di fisici straordinari.

Alla sua commemorazione, Orso Mario Corbino, che lo avrebbe sostituito nella carica di direttore dell’Istituto, lo ricordò così: “pochi uomini seppero creare intorno a sé un’atmosfera di simpatia e di affettuoso rispetto paragonabile a quella di cui fu circondato nella Sua lunga vita Pietro Blaserna. Egli non ebbe nemici, nonostante avesse raggiunte le posizioni più alte nella vita accademica e nella categoria degli uomini celebri. Il suo carattere aperto, gioviale, squisitamente signorile, il suo temperamento riguardoso dei meriti, generoso e benevolo nel giudicare i difetti; e soprattutto la sua specchiata onestà, e la correttezza assoluta nell’esercizio delle più alte e delicate funzioni dovevano necessariamente consigliarli la più rispettosa devozione anche da parte di coloro che, ricchi di meriti non inferiori ai suoi, non avevano incontrato nella carriera altrettanta fortuna”.