Antonio Serra fu un economista e filosofo italiano vissuto a cavallo tra il XVI e il XVII secolo. Legato alla scuola mercantilista, è considerato il primo studioso che in Italia ha affrontato questioni di politica economica. Non si conosce molto della sua vita, se non qualche aneddoto: si laureò in utroque, cioè nell’uno e nell’altro diritto; pare che fu imprigionato per aver partecipato al complotto di Tommaso Campanella; altre versioni raccontano che a condurlo in galera furono accuse di falso monetario.

Durante gli anni di prigionia, Serra compose un trattato, “Breve trattato delle cause che possono far abbondare li regni d’oro e d’argento dove non sono miniere”, con il quale sperava di convincere il viceré Pedro Fernández de Castro y Andrade a farsi liberare. Fu probabilmente rispedito in carcere e il suo libro finì nel dimenticatoio per svariati decenni. Finché a metà del ‘700 l’abate Ferdinando Galiani non riscopri l’opera di Antonio Serra, per il quale pronunciò degli elogi che lo avvicinavano a personalità come Locke e Melon.

Da quel momento in poi Antonio Serra fu puntualmente ripreso da tutti gli studiosi di politica economica che riconoscessero la grandezza ad un autore che aveva saputo introdurre concetti fondamentali, come quello della bilancia commerciale, e respingere la convinzione che la scarsità di moneta fosse strettamente dipendente dai tassi di cambio.

In tempi recenti fu Benedetto Croce ad esaltarlo, chiamandolo “lampada di vita” per ogni studioso di Economia Politica. Ancora più di recente l’importanza di Antonio Serra e del suo breve trattato viene ricordata dalle opere dell’economista norvegese Erik S. Reinert, autore del libro “How Rich Countries Got Rich and Why Poor Countries Stay Poor”, che riparte dalle teorie di Giovanni Botero ed Antonio Serra. All’interno del suo scritto compare una citazione del Serra, che chiarisce immediatamente in che modo l’economista italiano può essere considerato un precursore della Complessità Economica: “Se desideri stimare la ricchezza di una città conta il numero di professioni trovate all’interno delle sue mura”.